Obama, la CIA e le torture
Le scomode verità
di Guido Olimpio
I memo della Cia costituiscono
la sintesi brutale degli anni più duri della lotta al terrorismo. Un piccolo
manuale della tortura redatto dai burocrati della sicurezza. Un documento che illumina
il «lato oscuro » della guerra ad Al Qaeda. Operazioni clandestine,
violazioni dei diritti, rapimenti, prigioni segrete. Comportamenti illegali,
a volte non ortodossi, ma che la Casa Bianca di George Bush ha trasformato in
«legali» per decreto interno. E colpisce la cura con la quale i quattro
esperti dell’amministrazione hanno prescritto i metodi da applicare nei
confronti dei terroristi. Tabelle, tempi, dosi di dolore, misure, forza da
impiegare. Parametri asettici che si sono trasformati in violenze inaccettabili.
I memo, ancora, sono la spia
di come una democrazia — e non è certo la prima volta — possa abbassare i
suoi standard morali. Per difendersi da un nemico assassino ritiene sia
possibile ricorrere a qualsiasi mezzo. Perché come ha sottolineato un esperto
«tra un cittadino e un terrorista è quest’ultimo ad avere meno diritti ». Al
tempo stesso bisogna ricordare il contesto temporale. Quei sistemi sono stati
concepiti dopo un attacco terroristico senza precedenti. Oggi è facile dire che
i seguaci di Osama fanno meno paura e che forse il pericolo è stato esagerato
o manipolato. Allora la maggioranza della comunità internazionale era
convinta sulla necessità di dover reagire ed era pronta a scendere a
compromessi pur di proteggersi. Ciò, ovviamente, non deve essere interpretato
né come pretesto né come giustificazione. Ma sarebbe disonesto tacerlo.
Ma la pubblicazione degli
ordini riservati della Cia racchiude un altro significato per gli Stati Uniti.
Ed è la forza della trasparenza, la capacità di affrontare — talvolta, sia
ben chiaro — verità scomode. Non è da tutti svelare materiale così riservato
e imbarazzante, che fa litigare il Paese e fornisce munizioni ai suoi molti
avversari.
Per i cinici si tratta di una
mossa di facciata e ricordano quanti altri segreti sono ancora chiusi in una
cassaforte. Per i conservatori è un errore clamoroso, che espone ai rischi
funzionari che hanno agito per mantenere sicura l’America. Per gli ex agenti
segreti può compromettere la lotta agli estremisti e far trasparire un segnale
di debolezza: loro, i cattivi, penseranno che non abbiamo più «lo stomaco».
Per i liberal, all’opposto, è addirittura troppo poco e invocano una
commissione di inchiesta. Un dibattito acceso che ha reso insidiosa e
coraggiosa la decisione di Barack Obama. Si è preso una doppia responsabilità.
Quella di rivelare un frammento importante di verità e di sostenere che i
tagliagole possono essere fermati con la legge e nella legge. Un principio
sacrosanto che però sarà messo a dura prova, ogni giorno, dalla realtà e da
criminali che non hanno ancora deposto le armi.